Thinking in the rain… appunti di un hospitalero

L’eco di “Singing in the rain” non si è ancora spenta qui al Maggiociondolo, mentre il silenzio è rotto dalla pioggia che batte sul ghiaino del cortile. L’improvvisato siparietto di un’improbabile danza di ringraziamento partorito dall’esplosiva simpatia di Cinzia è l’ideale sottofondo ai pensieri di una giornata di pioggia che sembra voler sigillare i tre giorni appena trascorsi.

Si è da poco concluso il corso di camminate consapevoli, tenuto dalla guida Luca Gianotti, e mentre il silenzio piano piano riconquista gli spazi che per qualche giorno sono stati occupati dai partecipanti al seminario, sfilano ai miei occhi i volti e le espressioni di chi, per qualche giorno, ha condiviso un pezzo di Cammino qui al Maggiociondolo.

Strade diverse che, per un istante, si sono intrecciate sui sentieri del Tretto, accomunate da un’unica profonda passione dell’andare a piedi. Persone diverse che nello zaino portano il bagaglio di tante esperienze vissute e la voglia di mettersi in discussione, come se tutto il cammino finora percorso  non fosse altro che un preambolo alla pienezza della vita futura.

Come Luigina e Antonietta, le consuocere di Bolzano, così diverse nel loro modo di fare, eppure due facce della stessa medaglia: chiacchierona e simpaticamente irruenta la prima, silenziosa e più introspettiva la seconda.

Guardo alla timidezza di Sara, forse la più giovane del gruppo, e mi accorgo che nasconde un personalità tutt’altro che fragile. Il coraggio non le manca e appena si schiude il guscio dietro cui inizialmente si nasconde, emerge forte un carattere deciso che non ti aspetti. Lo stesso di Anna Maria, il cui guscio però è molto più spesso, costruito nel corso di lunghe esperienze che ne hanno temprato l’anima. Ha origine nelle terre cucinate dal sole, che forgiano persone pragmatiche e sensibili allo stesso tempo.

Come lei, trapiantate a Milano per lavoro o per amore, le “sorelline” Cinzia e Chiara, donne di spessore che sanno ancora stupirsi come bambine. Capaci di prestarsi al gioco con la disponibilità dei semplici, piene di un entusiasmo contagioso ed un sorriso solare a cui è impossibile sottrarsi.

Sorridente e incredibilmente affettuoso è pure il ritratto di Daria, mamma a tempo pieno, che divide il suo amore tra famiglia, scuola e passioni nell’ordine. Lascia se stessa per ultima, in uno slancio di umiltà che è oramai merce rara. Oltre alle sue tracce ha lasciato qui la sua insalata d’orzo che probabilmente oramai farà la felicità delle mie galline.

Una giacca è una felpa è invece il lascito di Giusi, che nel desiderio inconscio di tornare al Maggiociondolo ha stacccato in questo modo il biglietto di ritorno. Chissà se l’aria del Tretto le avrà fatto risparmiare qualche sigaretta… anche se il rito del fumo era diventato un momento di comunione a cui volentieri partecipava la seconda Cinzia, che di primo nome fa Maria. Erano le prime a scendere le scale, il mattino presto, alla ricerca del primo momento vizioso della giornata: una tazza fumante di caffè mentre erano in corso i preparativi della colazione.

La terza Cinzia ti prende subito per il suo inconfondibile accento bergamasco che ti riporta immediatamente ad atmosfere gioiose. E’ arrivata qui per ricaricare le pile e mi auguro che la terapia del Maggiociondolo le abbia fatto bene.

Anche Antonella è giunta qui per una “vacanza”. E’ stata l’unica donna ad arrivare sola, ma ha fatto presto a trovare l’amicizia del gruppo, conquistata facilmente grazie alla sua delicata dolcezza.

Riccardo e Fabio sono gli unici due maschi del gruppo, se si eccettuano gli organizzatori, e rappresentano l’altra metà del cielo. Quella parte troppo orgogliosa e spesso incapace di mettersi in discussione. Loro, invece, hanno avuto il coraggio di farlo, anche se uno strano gioco del destino ha voluto mantenerli comunque separati dal gruppo, almeno per la notte.

Ad Andrea e Matteo va il plauso di aver portato a Schio un importante evento che passerà, volutamente, sottovoce, ma che probabilmente rappresenta un seme capace di farne germogliare molti altri, piccola scintilla che piano piano porterà una nuova luce nella nostra terra. Un grazie sincero per la fatica ed il sacrificio portati avanti silenziosamente da tempo.

Un grazie immenso a Luca, la guida. Riferimento dentro e fuori dal sentiero. Un apolide vero, che ha eletto propria dimora la nostra Madre Terra. L’arte del Cammino gli appartiene da sempre e la condivisione delle sue esperienze meditative è una ricchezza che distribuisce senza riserve e gelosie a tutti coloro che gli si avvicinano.

Nel diario dei ricordi voglio incollare anche le foto di Fabiana, del piccolo Giacomo e  di Tao, che apparentemente non hanno partecipato al corso, ma che sono stati una presenza che ha arricchito le giornate del Maggiociondolo. Fabiana si muove sempre in punta di piedi, discreta presenza capace di smuoverti dentro importanti riflessioni. Si aggira con passo felpato dietro le quinte, ma è protagonista vero e persona di grande spiritualità.

Da ultimo ci appiccico pure il logo della Compagnia dei Cammini, il cui spirito ha animato le giornate del corso e che adesso, almeno per un po’, sento anche mio.

La Compagnia dei Cammini

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2 thoughts on “Thinking in the rain… appunti di un hospitalero

  1. E che dire di Marco?
    Come direbbero i miei alunni in un testo descrittivo: Marco è bravo,buono, bello, intelligente, sorridente e ironico… Marco sa fare di tutto: suona il piano, scrive molto bene( voto: 10), corre, cammina, prepara dolci buonissimi e… Marco è Marco!
    Grazie!!!!!!
    Daria

  2. Pingback: Dialogare con la natura «

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