Itinerario: Da S.Ubaldo (Lago) alla vetta del Priaforà (●●●)

Un’ascensione insolita, nel regno della peonia, lungo percorsi di tempi andati 

Percorso Lago – Case Pezzolo – Monte Priaforà – Giove – Vallone S. Antonio – Lago
Breve descrizione L’itinerario risale la fascia rocciosa che caratterizza le pendici ad Est del Priaforà. Dalla località Lago ci si addentra nei fitti boschi cedui che ricoprono il versante che domina Velo d’Astico e Arsiero. Con impegnative pendenze raggiunge il sentiero proveniente da Castana. Un breve tratto pianeggiante prelude all’ultimo faticoso strattone che porta alla croce del Priaforà. Per il ritorno, aggirato il Giove, si discende per il selvaggio vallone di S.Antonio che fuoriesce in contrà Maso, nei pressi del punto di partenza.
Tempo di percorrenza 6.00 h
Dislivello totale in salita 1255 m
Altitudine punto di partenza 404 m (Lago)
Punto più elevato 1659 m (Priaforà)
Difficoltà EE
Segnavia 466 – 477 – 466a
Periodo ottimale La fioritura della Peonia avviene verso la metà di giugno ed è pertanto il periodo più indicato se si vuole godere di questo spettacolo. All’inizio dell’estate, tuttavia, la folta vegetazione e il clima piuttosto umido rendono il sottobosco scivoloso e pertanto meno agevole. La primavera rimane pertanto il periodo più adatto per attraversare le forre selvagge di questo versante solitario del Novegno.
Come arrivare alla partenza Da Piovene Rocchette (o da Arsiero se si proviene da nord) si prende la carrozzabile per Velo d’Astico. Qui giunti seguire le indicazioni per Lago. Parcheggio nelle immediate vicinanze della chiesa di S. Ubaldo. Il sentiero inizia, sulla sinistra, qualche decina di metri dopo la chiesetta percorrendo la strada che sale alle contrade Lenzetti e Maso.

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L’itinerario

L’itinerario mette in comunicazione le contrade più alte di Velo d’Astico con la vetta del Priaforà attraverso un ambiente boschivo e solitario. Si tratta di uno tra i percorsi proposti tra i più faticosi e quindi consigliato ad escursionisti allenati, dato il consistente dislivello che si affronta spesso su ripidi e talvolta sconnessi pendii. La piccola chiesa di S. Ubaldo di Velo d’Astico raccoglie intorno un esiguo numero di case che costituiscono la frazione di Lago. Nella tranquillità di questi luoghi soleva trascorrere dei periodi di villeggiatura l’autore del celebre romanzo Piccolo mondo antico, lo scrittore vicentino Antonio Fogazzaro, che dal bucolico paesaggio di queste colline trasse ispirazione per alcuni dei suoi scritti (“Daniele Cortis” e “Leila”). Indubbiamente l’attraversare queste contrade (come contrà Maso o Brocconeo), così lontane dallo stile di vita cittadino di oggigiorno, è una sorta di tuffo in un passato oramai lontano, quando le ore del giorno venivano scandite dalle faticose attività rurali e l’uomo viveva in una sorta di simbiosi con l’ambiente circostante. Testimonianze di queste attività si trovano un po’ lungo tutto il percorso: dal reticolo di strade forestali che s’intreccia nei fitti boschi di faggi e carpini che ricoprono le dorsali del Priaforà (traccia evidente di un’attività boschiva tuttora attiva, anche se a regime ridotto), alle tipiche masière (muri a secco) che delimitavano campi coltivati e pascoli. Se oggi queste rudimentali costruzioni giacciono semidistrutte e fatiscenti all’ombra del sottobosco, si pensi a come un tempo esse rappresentassero dei riferimenti basilari in un ambiente privo di vegetazione arborea. L’abbandono di queste zone ha, infatti, comportato il rimboschimento spontaneo e la progressiva scomparsa di prati, campi coltivati e pascoli. Negli ultimi decenni sono state abbandonate le zone di mezza montagna adibite al pascolo estivo, laddove si trovano ancora le Case di Pezzolo, località posta a 922 m slm sfiorata dall’itinerario e di cui si consiglia la breve deviazione. Sebbene oramai avvolte dal bosco, è ancora possibile ammirare queste costruzioni che un tempo formavano una piccola rete di masi, collegati tra loro da stradicciole delimitate dalle masière, alternati a pendii prativi adibiti a pascolo. Alcuni baiti sono ancora solidi e si intravedono tra il bosco con le loro coperture in lamiera. Erano sette, appartenenti a piccoli allevatori delle contrade a valle (Maso e Lenzetti) e ciascuno aveva il suo nome (Baito dei Cughi, dei Busi, de Polejo…). Fino agli anni ’60 del secolo scorso vi si produceva del formaggio con il latte delle bestie che, scese dai pascoli dei Fiorentini, Campiluzzi e Zonta, trascorrevano qui il periodo autunnale. Poco sopra iniziano i costoni rocciosi del Priaforà e di qui comincia uno dei tratti più erti del percorso che sale senza tregua fino a raggiungere, presso la località detta Val de Strò, la mulattiera militare che, per la dorsale dell’Aralta, sale da Castana. Finalmente, dopo quasi due ore di salita, il percorso si fa più agevole e, soprattutto, pianeggiante. Si avrà così modo di ammirare la sottostante conca di Arsiero e di alzare di tanto in tanto lo sguardo verso la dominante vetta del Priaforà. La tregua è però di breve durata, in quanto rimangono ancora da colmare gli oltre 300 metri di dislivello che separano dalla cima. Anche in questo caso il sentiero che si stacca repentino dal segnavia 477 ricalca il tracciato di un’antica mulattiera militare che, dopo un iniziale tratto di forte pendenza, prende a salire più lievemente lungo un percorso a tornanti fin sotto gli speroni rocciosi che sostengono il traliccio della croce di vetta. Tra questi contrafforti dolomitici, proprio quando la vegetazione boschiva si fa più rarefatta, sul finire di giugno è possibile assistere alla spettacolare fioritura della Peonia (Peonia Officinalis), che qui letteralmente brulica in ogni dove. Si tratta di una varietà floreale non comune che ha trovato su questi roccioni un habitat ideale. Il rosa intenso dei delicati petali che formano una specie di grosso bottone (non per nulla, proprio per questa particolare forma le Peonie erano dapprima comprese nella famiglia delle Ranuncolacee, di cui fa parte il ben noto Botton D’Oro), spicca tra il verde delle lussureggiante vegetazione estiva. Giunti oramai ai piedi della croce, il sentiero aggira la cengia sommitale del Priaforà innestandosi, poche decine di metri prima della vetta, nel percorso che giunge dal Passo di Campedello. Questo percorso costituisce anche la prima parte della via del ritorno. Ma prima è d’obbligo soffermarsi ad ammirare il paesaggio circostante. Da qui lo sguardo può spaziare fino alle lontane Dolomiti. A sud-est, oltre il Summano, si susseguono il Grappa, le vette feltrine, il gruppo delle Pale di S.Martino, Cima d’Asta e i Lagorai con davanti l’altopiano di Asiago. Poi, oltre la Corona di S. Marco, il gruppo del Brenta, la Presanella, l’Adamello e, più da vicino, il monte Maggio, il Toraro e il massiccio del Pasubio, mentre il gruppo del Carega è parzialmente nascosto alla vista dalla Cima Alta del Novegno. In basso, in senso antiorario, la stretta valle di Posina, Arsiero e la Val D’Astico, mentre a sud, oltre le creste del Brazome, si intravede la pianura padana. Il ritorno, una volta aggirati i pendii erbosi del Giove, da cui è possibile ammirare lo splendido panorama della pianura vicentina, prevede la discesa attraverso l’impervio Vallon di S. Antonio, una via diretta che collega le sommità del Priaforà alle località prative delle contrade alte di Velo d’Astico. Una zona poco frequentata e selvaggia, talvolta accidentata, che certamente nel passato fu teatro di maggiore passaggio. Qui la devozione popolare ha voluto erigere un modesto capitello dedicato al santo che dà origine al nome della stretta valle. Sul finire del percorso vale davvero la pena di transitare per contrà Maso e ammirare la grande vasca con due fontane dalle quali sgorga la freschissima acqua del Novegno, nonché la piccola piazzetta, sempre dotata di pregevole fontana, di questo modesto centro abitato.

Il percorso

L’itinerario ha inizio a S. Ubaldo di Velo d’Astico, qualche decina di metri dopo la piccola chiesa nei pressi della quale è possibile parcheggiare l’automezzo. Qui vi si giunge percorrendo la carrozzabile che dal centro abitato di Velo d’Astico conduce alla frazione di Lago. Il percorso si mantiene costantemente lungo il segnavia 466 del CAI, ben segnalato fin dall’inizio con la prima freccia direzionale che indica di abbandonare la strada asfaltata prendendo tra i prati in direzione Nord-Nord-Est. La vetta del Priaforà è facilmente riconoscibile e si ha l’illusione di poterla quasi toccare, se non fosse per l’indicazione del tempo di percorrenza di 3.40 ore ben impresso sul legno della segnaletica. Per bella mulattiera si giunge in pochi minuti a contrà Brocconeo, che si attraversa e si aggira svoltando immediatamente a destra dopo l’ultima casa. Per lieve salita, dopo aver oltrepassato un acquedotto, si incrocia il sentiero proveniente da contrà Maso, piccolo e grazioso centro abitato che si visiterà al ritorno. Altro breve tratto e si sopraggiunge al bivio per il Vallone di S. Antonio. Qui va mantenuta la destra, in quanto il vallone verrà percorso sulla via del ritorno. Mantenendosi sempre entro un fitto bosco, il sentiero si fa via via più erto puntando in direzione Nord-Nord-Ovest fino a giungere, dopo circa un’ora di cammino, alla quota dei 922 metri della località Case di Pezzolo. La visita alla Case richiede una leggera deviazione in quanto il sentiero vero e proprio prosegue a monte della località e affronta l’ultimo strappo che porta sulla strada militare proveniente da Castana (itinerario CAI 477). Il tratto è ripido e non demorde fino all’ultimo metro quando, quasi d’improvviso, ci si trova finalmente sul piano della strada. Prendendo a sinistra si percorre un lungo tratto in quota che permette di recuperare fiato e forze per l’ultima salita che porta alla croce di vetta, la quale, di tanto in tanto, fa capolino tra i rami del bosco. Giunti pressappoco all’altezza della cima, si prenda la deviazione sulla destra, abbandonando il segnavia 477 e riprendendo quindi il 466. L’inizio è piuttosto ripido e tale si mantiene per buoni 10 minuti. Poi, lentamente, il sentiero comincia ad eseguire una serie di stretti tornanti che addolcisce la pendenza e rende meno faticosa la progressione. A mano a mano che si guadagna quota anche la vegetazione si fa più diradata fino praticamente a scomparire nei pressi dei contrafforti che sostengono il traliccio di vetta. Sì è oramai giunti alla cima del Priaforà, a cui si perviene dopo essersi innestati al segnavia 435 proveniente dal passo di Campedello. Per la discesa è previsto di percorrere il sentiero 435 sino alla comoda mulattiera che porta ai pascoli del valico di Campedello. Mantenendo costantemente il versante sinistro del passo, si prosegue lungo il segnavia 444 che, per lieve pendenza, costeggia il Giove sino a raggiungere lo spartiacque della Costa Lunga. Ignorate le deviazioni per malga Brazome e il Colletto di Velo, si prosegue in quota lungo la mulattiera in direzione Nord. Dopo qualche centinaio di metri vanno pure ignorate le deviazioni per la località Tre Bocchette, perseverando sul segnavia 477 per Castana che riporta nuovamente il tragitto a sovrastare la valle dell’Astico. Non va invece ignorata la successiva deviazione sulla destra che immette nel Vallon di S. Antonio (segnavia 466a). Il sentiero, oltrepassata una trincea, digrada velocemente lungo lo scosceso bosco di faggio per guadagnare l’accesso allo stretto vallone. Ora il fondo si fa più sassoso e ha inizio una stretta serie di tornanti che portano a perdere rapidamente quota fino a quando le alte pareti di roccia tornano ad allontanarsi, allargando di fatto il fondo della valle. Si arriverà quindi al termine del Vallone dove è posto, in alto sulla parete rocciosa di destra, un capitello in legno dedicato a S. Antonio. Si faccia attenzione, in questo punto, alla deviazione, peraltro ben segnalata, che porta il percorso momentaneamente fuori dell’impluvio del vallone. Una breve salita conduce il sentiero all’interno del bosco ceduo che digrada ora più dolcemente verso i pianori prativi, non senza aver prima intersecato più volte tracciati di strade forestali. Si giungerà finalmente al bivio, incontrato lungo il tragitto di andata, che divide il segnavia 466 dal 466a, appena percorso. Questa volta si scenderà mantenendo la sinistra, al fine di raggiungere il bel borgo di contrà Maso dove, ad attendere, è una bella duplice fontana da cui sgorga fresca l’acqua del Novegno. Pochi minuti ancora di strada asfaltata separano il luogo dalla frazione di Lago, inizio dell’itinerario.

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One thought on “Itinerario: Da S.Ubaldo (Lago) alla vetta del Priaforà (●●●)

  1. Bellissima e appagante escursione che ho fatto domenica 4 maggio.
    Molto ben segnalata nella parte alta ma mio parere la segnaletica è insufficiente verso valle ovvero verso le contrade.

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